Il mercato ICT resiste: l’innovazione digitale guiderà la ripresa economica italiana

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Il 2020 verrà ricordato come uno degli anni più difficili della storia non solo del nostro Paese, ma del mondo intero. Gli effetti delle misure di contenimento della diffusione di Covid-19 hanno prodotto enormi disagi sociali ed economici, che con ogni probabilità hanno modificato in maniera permanente la struttura di ogni organizzazione, istituzione e la vita di ognuno di noi.

L’impatto della pandemia in Italia, la prima nazione europea a reagire rigidamente alla diffusione del virus, è stato significativo. Il FMI ha registrato infatti un calo del PIL italiano di circa l’8,9%, a fronte di un -3,3% globale e -6,6% dell’area Euro.

I dati sul mercato ICT

Se da una parte il PIL del nostro Paese presenta il più grande calo del PIL dall’ultimo dopoguerra, il mercato ICT registra invece una flessione molto lieve. Uno degli effetti provocati della pandemia, infatti, è stato quello di imprimere una forte accelerazione al processo di digitalizzazione di PMI, Pubblica Amministrazione e privati, che rispetto al resto d’europa presentavano un enorme gap negativo. 

L’utilizzo delle tecnologie digitali ha rappresentato sempre più un ruolo cruciale nel limitare gli effetti dell’interruzione delle attività produttive e nel diffondere il più possibile la diffusione del lavoro da remoto.

A conferma di ciò, si pensi che il numero di lavoratori in Smart Working è passato da 570.000 nel 2019 a circa 6 milioni durante il primo lockdown di marzo 2020 (+1000%). Anche l’utilizzo delle piattaforme di pagamento della Pubblica Amministrazione come PagoPA hanno presentato un incremento del 93% a maggio 2021 rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

Recovery Fund E PNRR: il new normal sarà digitale

Seppur all’insegna dell’incertezza, il 2021 è agli occhi di tutti un anno di ripresa.

Le misure del Recovery Fund e del relativo Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza presentato dal governo italiano produrranno un robusto stimolo all’economia, grazie ad un’ampia mole di investimenti che si concentreranno, in primis, nel diffondere sempre più l’utilizzo delle tecnologie digitali per supportare i processi di ogni organizzazione del nostro Paese.

Ammontano a circa 30 miliardi di Euro le risorse stanziate dalla Commissione Europea a favore del nostro Paese volte a colmare non solo i suoi ritardi infrastrutturali, ma anche il gap tra domanda e offerta di professionisti ICT.

La diffusione della trasformazione digitale, unita all’impatto della crisi pandemica, ha provocato un’accelerazione sia della domanda di nuove competenze digitali (di cui il nostro Paese scarseggiava già prima dell’emergenza sanitaria), che dei processi di obsolescenza di figure professionali con un basso grado di aggiornamento o con un mix di competenze non più adeguate all’attuale domanda. Dopo una forte contrazione nel secondo e terzo trimestre 2020, infatti, la domanda di competenze ICT ha ripreso a crescere, registrando un incremento del 31% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.

Tra le figure professionali più richieste, emergono prevalentemente professionisti in ambito Cloud, Mobile, Cybersecurity e IoT.

Dopo un anno difficile, quindi, sono numerosi i segnali positivi per la produzione industriale del nostro Paese. Molto dipenderà dalle tempistiche e dall’efficacia delle politiche economiche di sostegno per la ripresa.

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